Dalle favelas di Belo Horizonte al Journal of Medicine and the Person

Pubblicata sul Journal of Medicine and the Person la tesi di Giacomo Del Corso, un giovane neolaureato bolognese che ha prestato servizio negli asili dell’Obras Educativas “Padre Giussani”, fondata da Rosetta Brambilla.

Belo Horizonte, Brasile. L’acre odore che attraversa le favelas della città sembra non interessare troppo ai bambini che giocano negli asili dell’Obras Educativas “Padre Giussani”, fondata da Rosetta Brambilla più di 35 anni fa, e che si orchestra tra quattro scuole d’infanzia, un centro sportivo e una Casa Novella che accoglie bambini 24 ore al giorno. L’opera è ormai nota, mentre meno conosciuto è un servizio che da 15 anni arricchisce questi asili: due studi odontoiatrici, che offrono servizi gratuiti ai ragazzi del centro. Di ragazzini qui ne passano ogni giorno tantissimi: il Brasile ha un servizio sanitario pubblico che non riesce a soddisfare le esigenze di tutta la popolazione, specie degli strati più poveri. E di recente una tesi ha messo in evidenza l’efficacia di queste due cliniche: i bambini di questi asili hanno meno carie rispetto ai pari età delle altre scuole pubbliche e lo stesso livello di quelli che frequentano scuole private e che vengono mandati in ambulatori privati.

Leggi l”articolo pubblicato sul Journal of Medicine and the Person con la tesi di Giacomo Del Corso.

23 anni insieme: il grazie di Cleonice

Dopo 23 anni di lavoro insieme per i bambini del Centro Alvorada nella favela di Belo Horizonte in Brasile, Cleonice, responsabile della pulizia dell”Opera cambia lavoro e saluta così i volti degli adulti e dei ragazzi che l”hanno accompagnata in questo cammino:

“Agli amici dell”Opera.

Quando mi guardo dentro ho la certezza che tutto questo che abbiamo esiste proprio perché ognuno di noi fa parte di quest”Opera: dall”asilo al laboratorio di informatica, dalla sala del dentista alla Casa di accoglienza Novella. Fare parte di quest”Opera vuol dire vivere l”amore, la sincerità di ognuno di voi. Mamma Rosa: che il tuo “latte materno” ci alimenti per molto tempo.

Aver vissuto tutti questi anni al vostro fianco è per me segno della certezza che Dio ci ha chiamati e scelti. Amo e ho amato con il cuore tutti i bimbi e gli adolescenti dell”Opera. Proprio vicino a tutti voi e con voi ho scoperto di più chi sono io, la mia vocazione.

Conoscere Rosa è stata un”esperienza di crescita. Con lei ho imparato cosa vuol dire guardare alla bellezza interiore e non solo a quella esteriore. Ho imparato a prendermi cura, abbracciare e piangere insieme. Ho imparato che non siamo tutti uguali, ma che tutti siamo figli di Dio…un bambino non nasce sapendo già tutto, noi adulti dobbiamo educarlo anche se a volte questo significa che potrà cadere e farsi male. Ho imparato in questo viaggio con lei che, anche se fa male, non dobbiamo nascondere. Bisogna insegnare anche a cadere. Se uno cade, poi si rialza e impara

Tutto questo che ho imparato lo devo a Rosa perché io stessa sono caduta molte volte ma mi sono sempre rialzata.
Cléo”

 

Un’esperienza che tocca il cuore e la dignità della persona

imageA Belo Horizonte venni per la prima volta quasi vent”anni fa, quando adottai mia figlia, allora di 9anni.
Quello fu il primo approccio col mondo dell”abbandono e della realtà brasiliana.
Durante la nostra permanenza abitavamo in una zona centrale, non ebbi perciò l”occasione di toccare con mano la vita umile dei quartieri popolari, la più autentica, la più vera.

Negli ultimi anni sentivo crescere in me il desiderio di recuperare in parte il passato di mia figlia, ciò che io non avevo mai vissuto con lei.
L”opportunità è arrivata dall”incontro con “gli amici di Rosetta”.
L”esperienza di tre mesi di volontariato mi ha arricchito enormemente dal punto di vista personale e umano come non mai.

Dal racconto, dalle letture, dai media in generale ci si può fare solo un”idea delle cose, ma l”esperienza attraverso la propria pelle costituisce un veicolo formidabile per portare le emozione diritte al cuore. Un giorno mi è capitato di accompagnare due delle educatrici a fare visita alla famiglia di Lais, una bambina di circa tre anni che frequenta l”asilo.
La madre, sta passando un periodo difficile con il marito e qui si fa anche un”attività di accompagnamento delle famiglie, oltre che dei bambini.

Ho sempre creduto di avere una buona corazza protettiva contro le emozioni forti ma non c”è corazza che tenga di fronte ad una realtà così cruda! Sgomento, rabbia, vergogna, senso di impotenza, pietà e solidarietà” si sono impadroniti di me all”istante, alla vista di tale povertà.

La casa, situata al pianterreno, è grande quanto il mio mini appartamento e ospita sette persone. È composta da tre stanzette comunicanti. Nella prima c”è la cucina, con un tavolo sgangherato, e un numero limitato di sedie, insufficiente ad accogliere tutti i membri della famiglia. Tra una stanza e l”altra, a mo” di porte, delle tende, o meglio degli stracci. Altri stracci alle finestre per coprire dei vetri rotti. Sul soffitto e alle pareti numerosi fili elettrici e interruttori volanti. Le altre due stanzette sono utilizzate come camere da letto ma suppongo che i bambini dormano due per letto Per terra cemento.

Ci accomodiamo sui due letti della stanza di mezzo. Si sente un forte odore di pipì proveniente da un contenitore lì accanto; sfido io, tre dei bambini fanno ancora uso di pannolini! Gessica di figli ne ha cinque, gli ultimi sono due gemelle. Ha solo 24 anni e una faccia triste. La prima faccia triste brasiliana che mi capita di incontrare!

Le tre donne dialogano tra di loro, io capisco solo a spezzoni. Il tono delle due educatrici è molto cordiale e soave, cercano di sostenere psicologicamente Gessica, sdrammatizzano, suggeriscono possibili soluzioni. Una potrebbe essere quella di mandare anche le due gemelle alla creche così lei potrà cercarsi anche un lavoretto e avrà più tempo per il marito, visto che sembra questa la causa dei loro dissapori.

Mi spiegheranno più tardi che un tempo quella era considerata una famiglia modello, poi lui ha cominciato a bere i fine settimana con gli amici,
Saliamo poi al piano di sopra, per una visita di cortesia alla cognata. Liliane di figli ne ha sei, frequentano la creche.
Qui addirittura non ci sono neanche le tende di separazione.
Siccome è l”ultimo piano si vede il tetto; è fatto di ondulato di colore grigio, non vorrei si trattasse di eternit… Ci sono delle fessure, sicuramente l”acqua ci penetrerà durante gli acquazzoni estivi.

I mobili sono simili a quelli della prima casa, sul gas bolle una pentola da cui si sprigiona un profumo invitante.
Nella discesa devo fare molta attenzione, i gradini di pietra sono altissimi, stretti e scivolosi. Sulla strada del ritorno le due educatrici mi raccontano di quando hanno cominciato quel lavoro. Sueli”, età circa 40 anni, è stata lei stessa una delle prime bambine a frequentare la creche, quando Rosetta percorreva in lungo e in largo quella che un tempo era proprio una favela e invitava i genitori a mandare i bambini nella sua casa. “Mio padre, dice, ha avuto fiducia in lei, lei ci ha tolto dalla strada, e ora io, grata dell”aiuto ricevuto, faccio esattamente quello che lei faceva allora per noi.”

Come ho già detto ripetutamente, l”esperienza che ho fatto è stata molto interessante, è di quelle che penetrano nel più profondo dell”essere.
E” stato un incontro con le cose vere, coi problemi relativi alla sopravvivenza fisica e a quelli legati alla dignità della persona umana.

Marisa M.

Un abbraccio lungo 35 anni

Dai primi mesi di vita fino all”adolescenza un video/documentario di Henrique Pimentel e Paulo Cabral di INVIDEO per raccontare i 35 anni dell”Obras Educativas Padre Giussani.

Attraverso l’Opera (Através da Obra)

Guarda il video di Enrico Basaldella e scopri le storie e i volti dell”Obras Educativa: