Solidarietà con gusto

Basta poco per fare beneficenza: un luogo semplice ma accogliente, persone che amano la compagnia consapevoli di ritrovarsi per un gesto di solidarietà, persone volenterose che si rendono disponibili per cucinare e servire. E vi sembra poco? Infatti non lo è. Neppure è così scontato trovare persone, luoghi e risorse per attuare tutto ciò.

Alla cena Sapori dal Sud io c’ero. E conserverò un ricordo molto bello e molto caro della serata di ieri sera all’Oratorio San Mauro di Bernareggio, paese natale di Rosetta. Questo bel ricordo rimarrà non solo perché ho ritrovato persone perse di vista da un po’ e, nel contempo, ho fatto conoscenze nuove molto interessanti; bensì, mentre tutto ciò avveniva, a sprazzi, il mio pensiero andava alle favelas e agli asili visitati, ai volti dei bambini, ai loro giochi, al sorriso degli educatori, agli odori, ai rumori, alla voce e allo sguardo di Rosetta. Ieri sera ho ritrovato tutto ciò nel video proiettato a metà cena il quale, soprattutto se su grande schermo, mi commuove sempre e mi fa venire voglia di prendere il primo aereo per raggiungerla.

Le ho raccontato di ieri sera. A nome suo concludo porgendo a tutte le persone coinvolte un sentito ringraziamento per la generosità, l’impegno, l’affetto e l’attenzione dimostrati a lei e alle Opere Educative.

Obrigada a todos e com saudade de você!

La bellezza salva il mondo

Dalla favela, un percorso di sguardi che abbraccia l’umano.

Condividiamo una riflessione della nostra amica Stefania.

Cosa fa sì che una persona cieca dalla nascita possa essere contagiata da uno sguardo?

Sono stata varie volte a Belo Horizonte a trovare mio figlio che vive lì. Ho visitato le Opere di Rosetta, ho lavorato con gli educatori, ho incontrato famiglie e bimbi.

Conosco Rosetta di cui sono amica da tempo: ho letto del suo lavoro in favela, di tutto quello che ha costruito. Sono sempre molto colpita dal suo modo di lavorare, dal suo desiderio di trasmettere tutto ciò che ha ricevuto e che le ha cambiato la vita dandole la capacità di leggere la realtà e di trasformare i piccoli pezzi di mondo che incontra in luoghi che trasmettono la bellezza.

I suoi bambini, che vivono in favela, in spazi oggettivamente brutti, scoprono dentro di sé le radici di un’appartenenza che li fa sentire voluti bene, al di là della condizione in cui vivono; sono felici, la bellezza che sono educati a gustare fa bello il mondo intorno a loro.

Tutti noi che abbiamo incontrato l’esperienza delle Opere (anche da lontano, con il sostegno a distanza) ne siamo rimasti segnati.

Così non sono rimasta molto sorpresa dalla pubblicazione di un libro che descrive le Opere Don Luigi Giussani a Belo Horizonte: La bellezza salva il mondo. Dalla favela, un percorso di sguardi che abbraccia l’umano, edito da Moretti&Vitali (o almeno una descrizione era ciò che mi aspettavo!)

L’ho comprato più per sostenere le Opere che per scoprire qualcosa.

Invece, leggendolo, sono rimasta molto più che sorpresa! Il testo si snoda inizialmente attraverso la storia di Rosetta raccontata con le sue parole, una storia vissuta principalmente in favela con un metodo nato dall’esperienza di un incontro che le ha cambiato la vita. Il racconto è intervallato da foto che non “denunciano” (come ci si potrebbe aspettare pensando a un luogo così degradato) ma “fanno guardare” aldilà dell’apparenza, il cuore di chi lo abita.

La seconda parte del libro è composta di resoconti di fatti vissuti da una ragazza volontaria durante la sua permanenza presso le Opere, Maria Paola Caiata; i suoi racconti (ho scoperto poi che erano le lettere a famiglia e amici durante la sua assenza), sono alternati a testi di canzoni riferiti alle esperienze descritte (il libro contiene un CD che le raccoglie). Le canzoni sono precedute da una breve presentazione dell’autore, Davide Balbo, che ho pensato subito fosse stato anche lui a Belo Horizonte a visitare le Opere di Rosetta. Invece no, né lui né il curatore del volume (Claudio Caiata, padre di Maria Paola) ci sono mai stati. Devo fare un inciso: per abitudine io non leggo mai le introduzioni/presentazioni dei libri, temo che condizionino il mio giudizio; di fatto tutto è raccontato nelle due presentazioni ma io le ho lette solo alla fine. La domanda con cui ho iniziato questo scritto è quello che mi ha interrogato durante lo scorrere delle pagine perché il musicista autore delle canzoni è cieco dalla nascita e mi ha fatto “vedere” ciò che avevo “guardato” tante volte. Ciò che permette di cambiare piccoli pezzi di mondo è uno sguardo verso le persone e le cose che comunica quello stesso sguardo con cui siamo guardati istante dopo istante da Colui che ci ha voluto. Il nostro fare delle cose, dire delle parole, agire, cambiano la realtà solo se contemporaneamente cambiamo noi. Questo è accaduto ed accade a Rosetta, a Maria Paola, a suo padre e a tutti quelli che hanno “veduto” ciò a cui loro “guardavano”, dando vita a una catena di iniziative e condivisioni ben descritte nella presentazione di questo libro.

Mi tornano in mente le parole di don Luigi Giussani, maestro di Rosetta e di tanti di noi, parlando dell’incontro di Andrea e Giovanni con Gesù:

e andando a casa lo dissero alle loro mogli e ai loro figli, poi agli zii e ai nonni e così la cosa si dilatava. E passò poi a quelli che venivano dopo, come un fiume. E questo fiume, attraverso tanti tanti secoli, è arrivato fino a mia madre e da mia madre è arrivato a me e da me a te.

Non sono ancora passati secoli ma questo è l’unico motivo perché le Opere di Rosetta continuano: il metodo si trasmette con uno sguardo d’amore sulla realtà e per guardare così non servono gli occhi, ci vuole il cuore.

Onorificenza di Grande Ufficiale dell’Ordine della Stella d’Italia

Abbiamo il piacere di festeggiare la nostra cara Rosetta che il 25 maggio ha ricevuto l’Onorificenza di Grande Ufficiale dell’Ordine della Stella d’Italia.

L’onorificenza è concessa dal Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro degli Affari Esteri, sentito il Consiglio dell’Ordine. Presieduto dal Ministro degli Affari Esteri, il Consiglio è composto da altri quattro membri, uno dei quali è di diritto il Capo del Cerimoniale Diplomatico della Repubblica. Con le modifiche introdotte dalla nuova legge si vuole ricompensare quanti abbiano acquisito particolari benemerenze nella promozione dei rapporti di amicizia e di collaborazione tra l’Italia e gli altri Paesi e nella promozione dei legami con l’Italia.

Non possiamo che essere grati e felici per questo riconoscimento.

La bellezza salva il mondo

Carissimi tutti,

ho il piacere di invitarvi alla mostra fotografica La bellezza salva il mondo, che verrà proposta al Quartiere Maghetti di Lugano dall’8 al 23 dicembre, presso la Sala adiacente alla chiesa di San Rocco. Mi è stato chiesto di curare questo evento per raccontare in immagini la mia esperienza presso l’asilo Etelvina in Brasile e per far conoscere ciò che Rosetta Brambilla, insieme ai tanti amici dell’Obras Educativas Padre Giussani  ha creato e continua a svolgere nelle favelas di Belo Horizonte.

Non è stato facile trasmettere le emozioni ed i pensieri che hanno attraversato la mia mente durante la permanenza in America Latina, nonché le tante riflessioni e la speranza che ne ho tratte. Grazie alla mia famiglia – che mi ha sostenuta e incoraggiata – e in particolare a mia sorella Anna, siamo però riusciti ad allestire dei pannelli riprendendo parte delle foto scattate sul posto. Faranno da corollario il video girato nella primavera scorsa, che forse alcuni di voi hanno già avuto l’opportunità di guardare su YouTube.

Desidero condividere con voi quanto di bello ho sperimentato; con gli amici più intimi, con i parenti, con i sempre più numerosi padrini, e con tutti i simpatizzanti o quelli che lo potrebbero diventare grazie al vostro incitamento. Spero che potrete trovare un attimo di tempo per scorrere le immagini di quotidianità della favela e della vita nell’asilo. Ci sarà anche la possibilità di bere un tè caldo in compagnia nonché di comprare alcuni biglietti di auguri e dipinti dell’artista brasiliana Simone Santos.

Qui accanto trovate la locandina ufficiale dell’esposizione, aperta dal martedì alla domenica dalle 11.00 alle 14.00 e dalle 16.00 alle 19.00. Durante la festa dell’Immacolata (venerdì 8 dicembre), così come nei sabati e nelle domeniche successive, l’orario sarà invece continuato dalle 11.00 alle 17.00.

L’entrata è gratuita (l’uscita anche!). Il ricavato della vendita dei quadri e dei biglietti andrà al Progetto Etelvina che – tramite il Sostegno a Distanza (SAD) patrocinato dalla ONG AVAID – offre una forma bella e significativa di aiuto in loco, a favore dei bambini nei loro bisogni concreti.

Per motivi di studio non potrò essere sempre presente alla mostra, ma ci saranno tanti amici e parenti ad accogliervi.

Vi abbraccio tutti cordialmente.

Maria Paola Caiata

Preghiere. E non solo.

Carissimi amici di Rosetta,

venerdì scorso ho avuto modo di sentire Rosetta, con la voce rotta dal pianto, dopo più notti insonni, che mi chiedeva preghiere. Quel medesimo giorno, il 28 aprile scorso, è stato un giorno difficile e doloroso per le Opere Educative.

Con questo articolo vogliamo chiedere anche a voi sostegno con la preghiera. 

Chi volesse aggiungere un aiuto più concreto, in questo periodo, potrebbe approfittare della destinazione del 5‰ piuttosto che un sostegno ad un centro o un sostegno a distanza di uno o più bambini.

Per spiegarvi meglio la situazione, ho chiesto a Rosetta di scrivermi una lettera che condivido con voi. Vi chiedo di leggerla con attenzione fino alla fine e di condividere il più possibile.

Grazie come sempre dell’attenzione e dell’aiuto.

Carissimi,

vi volevo raccontare con semplicità quello che è accaduto in questi giorni all’Opera Educativa Padre Giussani di Belo Horizonte.

Il 28 Aprile è stato l’ultimo giorno per tutti i 300 ragazzini dei doposcuola: Centro Alvorada, Centro Santuzza Resi del Dora Ribeiro, Centro Virgilio Resi dell’Etelvina e Gilmara Iris.

Già verso la fine del 2016, a causa della difficoltà economica era quasi impossibile sostenere tutti i nostri quattro doposcuola. In considerazione della crisi economica che si stava vivendo, ogni direttore ha fatto un bel lavoro con i bambini, con i ragazzi e con i genitori. Hanno organizzato vari incontri per raccontare sia il lavoro educativo, lo scopo dell’Opera e anche per descrivere l’attuale situazione economica che il dopo scuola stava attraversando, con trasparenza hanno fatto vedere i dati delle entrate e delle uscite, il costo procapite per ogni bambino. È stato subito evidente che con le entrate non era possibile pagare gli stipendi degli insegnanti. Diverse mamme hanno contribuito, ma poi nel tempo, anche per la crisi economica del Brasile, alcune di loro hanno perso il lavoro e hanno smesso di mandare i bambini al Centro Alvorada.

In questa situazione di crisi però, la cosa bella è che alcune mamme coraggiose hanno preso l’iniziativa di organizzare tra di loro un gruppo di volontari per poter aiutare nelle spese del Centro Alvorada offrendo quello che sanno fare: parrucchiera, manicure, cucinare. Hanno pubblicizzato nel quartiere questa iniziativa e una volta al mese viene gente al Centro Alvorada  per farsi i capelli, manicure e pedicure e pagano il servizio all’Opera; chi sa fare da mangiare bene prepara Feijao tropeiro (piatto tipico del Minas Gerais) da vendere e la gente viene per acquistare porzioni di Feijao tropeiro da portare a casa. Tutto questo lavoro è commovente e senza dubbio è un aiuto, anche se piccolo.

Il Governo, oltre a erogare un modesto contributo mensile di 80 reais per bambino (circa un euro al giorno), invia tale somma con un ritardo medio di due-tre mesi, per cui siamo sempre alla ricerca di soluzioni per recuperare denaro necessario per completare la busta paga del personale che lavora al Centro Alvorada; grazie alla provvidenza, fino ad ora ci siamo riusciti. 

A marzo del 2017 dovevamo rinnovare il contratto con il Municipio di Belo Horizonte che ha posto nuove condizioni: in pratica ci hanno chiesto di realizzare il loro piano educativo, avremmo dovuto trasformare i nostri centri socio educativi in una scuola vera e propria. La loro proposta non corrisponde affatto al nostro metodo educativo, finalizzato più ad un contesto sociale che didattico e va contro al nostro modo di operare con i ragazzini. Senza contare il fatto dell’insicurezza economica.

Martedi 25 aprile, nell’incontro settimanale con i direttori ed i pedagogisti, dopo aver letto e analizzato la nuova proposta educativa che il Municipio ci ha offerto, abbiamo dovuto respingere non firmando il nuovo contratto. Pur con grande dolore, abbiamo ritenuto che per le ragioni dette sopra, al momento risulta necessario chiudere i nostri Centri socio Educativi.

Successivamente, la direttrice ha convocato i genitori per comunicare la chiusura del Centro Alvorada per i bambini dai 6 ai 15 anni. È indescrivibile lo shock, i pianti, sia da parte dei genitori che dei bambini presenti, perché le mamme li avevano portati con loro. La maggior parte di queste mamme non sa dove lasciare i propri figli. Contiamo sul fatto che questa drastica decisione, aiuti ancor più il nostro personale, maestre, cuoca, amministrativo, mamme e i ragazzi a riconoscere l’Invisibile presente nell’Opera, il valore delle persone e di questo luogo e di come l’esperienza di questi anni abbia contribuito nel cammino personale e nel riconoscere il valore della vita e di quello che hanno ricevuto.

Nulla accade invano, anche se la realtà ci sembra crudele e ingiusta, se la guardiamo con occhi aperti ci chiede di alzare lo sguardo per penetrare più a fondo nelle cose e ci indica la direzione. Dentro il dolore che stiamo vivendo, già da oggi c’è il germoglio di un nuovo inizio. C’è la speranza.

Il primo spiraglio ci arriva dal Municipio di Belo Horizonte, il quale ci propone di ampliare la scuola materna, utilizzando parte degli spazi del Centro Alvorada rimasti liberi, ma ci vorranno circa tre mesi prima di iniziare con i nuovi bambini della materna perché l’iter burocratico da seguire per adattare le classi richiede tempo.

Il 28 aprile abbiamo organizzato un evento per i 160 bambini del Centro Alvorada e seppur con le lacrime agli occhi vi era un clima di festa. I più grandi hanno espresso personalmente a me ma anche pubblicamente cos’è stato per loro e che cos’è questo luogo, e hanno espresso una immensa gratitudine per ogni persona che lavora al Centro.

La Settimana prossima al Centro Alvorada non ci saranno più i 160 bambini, ma il Silenzio ci aiuterà a ricordare la PRESENZA e la presenza dei bambini. Sia per noi che rimaniamo che per i ragazzini verrà riconosciuto con più evidenza ciò che è prevalso in questa momento di dolore e cosa sono stati veramente questi anni di esperienza educativa e certamente il nostro cuore traboccherà di Gratitudine.

Vorrei precisare che i ragazzi verranno seguiti in famiglia e continueranno a frequente nei giorni e negli orari stabiliti i laboratori di arte, musica, falegnameria, capoeira, coro, informatica, teatro, chitarra e flauto.

Il mio cuore grida: “Io non sono degno di ciò che fai per me, TU che ami tanto uno come me”.

Ma pur dentro il dolore e la tristezza il mio cuore è lieto, perché LUI è qui con noi.

Un abbraccio carico di affetto e gratitudine.

Rosetta