Calcio e aquiloni

Oggi siamo andati a casa Novella, un’istituzione appartenente all’Opera Educativa Padre Giussani che accoglie i bambini abbandonati o che la giustizia ha tolto alle famiglie affette da problemi di droga, alcol o comunque violente. La casa di accoglienza ospita attualmente 9 piccoli, da pochi mesi a 6 anni.

L’Opera non accoglie solo i bambini: svolge un duro lavoro anche con i genitori per far loro capire il dono che rappresentano i figli e per convincerli a disintossicarsi. È il passo indispensabile per riprendere possesso della vita ed eventualmente per vedersi riassegnare i figli, ai quali devono però garantire una crescita e uno sviluppo sani.

La maggior parte dei bambini rimangono a casa Novella per mesi, talvolta anni, prima di tornare dai genitori. Quelli che non hanno questa fortuna rimangono fino al 6° anno di età, dopodiché vengono spostati in un orfanotrofio per essere adottati.

– Wesley: 3 anni circa, ha subìto una tracheotomia ed è ospite da poco

– Keven: di pochi mesi, sorriso splendido, asmatico e pieno di lividi

– Beatriz: difficile stimarne l’età, forse 5 anni. Soffre di anencefalia

– Letìcia: 6 anni, vivace e bellissima, impossibile da abbandonare

– gli altri, tutti bambini splendidi che desiderano affetto e ti riempiono di gioia.

Ieri invece ho trascorso la prima giornata nel mio asilo, l’Etelvina. Sono in una classe di 4 bambini e una bambina (magari ne arriveranno altri, essendo il primo giorno ed è venerdì). A differenza di quelli di casa Novella, i miei bambini non sono abbandonati, ma probabilmente a casa loro non sono abituati ad eccessivi affetti, e per questo motivo quando sono con loro non cercano abbracci o altro.

Sono appena tornata da una passeggiata nel quartiere. C’era un tramonto meraviglioso.

Ho visto i primi bambini giocare a calcio a piedi scalzi in mezzo alla strada. Il vero calcio! Calcio e aquiloni. I bambini, qui, non cercano i videogiochi o i telefonini, ma si divertono un mondo con aquiloni artigianali, che poi lasciano volare via.

[Testo e foto di Maria Paola Caiata]

Non è un luogo dove girare da sole

Susiane – la mamma – andava all’asilo da noi quando era piccola. A 10 anni ci fu un’aggressione in casa sua. Spararono all’impazzata e uccisero il compagno di sua madre, coinvolto in affari di droga. Susiane la mancarono per un pelo. Sua madre, terrorizzata, abbandonò la casa per spostarsi in un’altra favela, ma la bambina passava più tempo per strada che nella nuova baracca. Susiane visse circa un mese da Alane, che una volta la trovò che dormiva sul marciapiede davanti all’asilo.

Oggi, Susiane vive nella parte più povera: fuori dal quartiere, sotto l’autostrada, dietro la metropolitana e dopo la discarica. La stanza che vedete è tutta la sua casa. Queste specie di baracche si estendono per una lunghezza di 100 metri; sono attaccate tra loro e distanti un metro da quelle in faccia. I cani girano randagi in cerca di cibo; i bambini corrono scalzi e giocano con i vicini; le donne allattano e cucinano. Due dei pochi uomini rimasti nella via – che non hanno abbandonato le mogli e i figli – riparano i buchi nei muri; i ragazzi fumano erba e spacciano.

Non è un luogo dove girare da sole. Per scherzare mi hanno detto che i miei colleghi assistenti sociali non vogliono accogliere l’altro bambino all’asilo, quando crescerà, perché se solo lasci la madre incustodita per un attimo, la ritrovi di nuovo incinta. La madre di Susiane oggi vive anche lei in queste baracche.

[Testo e foto di Maria Paola Caiata]

Kayke e Jùlio

Quando siamo arrivate erano ancora tutti a letto, non avendo altro da fare.

Kayke fa la seconda elementare, ma oggi non è andato a scuola, dovendo badare al suo fratellino Jùlio, feritosi alla testa. La loro madre è al lavoro. In casa vive anche una sorella di quest’ultima (21 anni) con suo figlio Samuel.

Ad aprirci la porta è stato il piccolo e sorridente Kayke, che come ci ha viste ci ha abbracciate, felice della visita (anche se era la prima volta che mi vedeva!).

La mamma di Samuel è una persona molto introversa e fragile. Mi hanno detto che quando portava il figlio all’asilo le prime volte non alzava nemmeno lo sguardo e che spesso hanno cercato di aiutarla a riprendere autostima e sicurezza.

Oggi l’hanno vista estremamente migliorata. Al pomeriggio si reca al lavoro, dando il cambio alla sorella. 

[Testo e foto di Maria Paola Caiata]

La storia di Henrique

Henrique è il minore di una famiglia molto numerosa. Tais è rimasta incinta di Henrique a diciassette anni; suo fratello maggiore, zio di Henrique, è stato ucciso per questioni di droga, gli altri quattro fratelli di Tais sono in prigione per gli stessi motivi. La madre di Tais ha sempre voluto un gran bene ai suoi figli (me lo raccontano gli educatori, che la vedevano portare all’asilo Emily), ma un giorno è impazzita e li ha abbandonati – incluso il nipotino – per andare con un altro uomo e portando con sé solo l’ultima figlia, una neonata nata già fuori dal matrimonio.
Triste ironia: Tais e sua madre erano rimaste incinta quasi contemporaneamente.

Oggi Henrique vive con la madre, le due zie Emily (18 anni), Mariana (15 anni) e il nonno, che soffre di problemi di cuore e lavora come autista di pullman, aspettando ansioso ogni chiamata per guadagnare qualcosa. Quando parte in servizio si assenta due o tre giorni, mentre i figli e il nipotino rimangono a casa senza niente da mangiare. Se la fame si fa insistente – racconta Emily – vanno a letto, cercando di dormire per far passare il tempo e non sentire dolore.

Vivono in una baracca che dalla strada non si scorge; bisogna inoltrarsi ancora più nella miseria. Siamo arrivate che Henrique dormiva. Le due zie con un’amica erano lì, sedute sul divano a guardare un cartone della Disney e a mangiare un pacchetto di patatine. Ci siamo sedute sul secondo divano, che aveva un buco in mezzo dove si appoggiano i cuscini. Era tutto umido. Così ci siamo messe sul duro bordo iniziale, lungo due centimetri, con il peso in avanti per non metterle a disagio.

Quando Henrique si è svegliato ha iniziato a cercare cibo: due biscotti e poi Chips fino a finire il pacchetto. Henrique è ansioso di ricominciare l’asilo; almeno ha qualcosa con cui giocare e un pasto da mangiare. Emily ha perso di recente il lavoro, mentre Mariana per il momento è in vacanza da scuola. Passano le giornate così, su quel divano, davanti a quel cartone e andando a letto quando iniziano ad avere fame.

36esimo anniversario della Creche Etelvina Caetano de Jesus

1396963_867659646590342_8049706598413040854_oOggi è un giorno di festa e commemorazione per le Opere Educative Padre Giussani.

Trentasei anni fa una signora di nome Etelvina, residente nella Favela Boa União, cedette la sua casa alla missionaria Rosetta Brambilla la quale iniziò ad accogliervi i bambini che vivevano nella baraccopoli.

Ecco che da questo gesto di generosità, nacque l’asilo Etelvina Caetano de Jesus situato in Rua Oscar Lobo Pereira, 115 , Bairro Primeiro de Maio.

Con la stessa generosità, perpetuata nel tempo, siamo giunti ad oggi dove, in questo asilo, vengono accolti quotidianamente 126 bambini da 0 a 12 anni.

Per continuare a sostenere queste opere potete devolvere il vostro 5 per mille!

Scrivete nell’apposita casella della dichiarazione dei redditi il nostro Codice Fiscale:  90058870404