La bellezza salva il mondo

Dalla favela, un percorso di sguardi che abbraccia l’umano.

Condividiamo una riflessione della nostra amica Stefania.

Cosa fa sì che una persona cieca dalla nascita possa essere contagiata da uno sguardo?

Sono stata varie volte a Belo Horizonte a trovare mio figlio che vive lì. Ho visitato le Opere di Rosetta, ho lavorato con gli educatori, ho incontrato famiglie e bimbi.

Conosco Rosetta di cui sono amica da tempo: ho letto del suo lavoro in favela, di tutto quello che ha costruito. Sono sempre molto colpita dal suo modo di lavorare, dal suo desiderio di trasmettere tutto ciò che ha ricevuto e che le ha cambiato la vita dandole la capacità di leggere la realtà e di trasformare i piccoli pezzi di mondo che incontra in luoghi che trasmettono la bellezza.

I suoi bambini, che vivono in favela, in spazi oggettivamente brutti, scoprono dentro di sé le radici di un’appartenenza che li fa sentire voluti bene, al di là della condizione in cui vivono; sono felici, la bellezza che sono educati a gustare fa bello il mondo intorno a loro.

Tutti noi che abbiamo incontrato l’esperienza delle Opere (anche da lontano, con il sostegno a distanza) ne siamo rimasti segnati.

Così non sono rimasta molto sorpresa dalla pubblicazione di un libro che descrive le Opere Don Luigi Giussani a Belo Horizonte: La bellezza salva il mondo. Dalla favela, un percorso di sguardi che abbraccia l’umano, edito da Moretti&Vitali (o almeno una descrizione era ciò che mi aspettavo!)

L’ho comprato più per sostenere le Opere che per scoprire qualcosa.

Invece, leggendolo, sono rimasta molto più che sorpresa! Il testo si snoda inizialmente attraverso la storia di Rosetta raccontata con le sue parole, una storia vissuta principalmente in favela con un metodo nato dall’esperienza di un incontro che le ha cambiato la vita. Il racconto è intervallato da foto che non “denunciano” (come ci si potrebbe aspettare pensando a un luogo così degradato) ma “fanno guardare” aldilà dell’apparenza, il cuore di chi lo abita.

La seconda parte del libro è composta di resoconti di fatti vissuti da una ragazza volontaria durante la sua permanenza presso le Opere, Maria Paola Caiata; i suoi racconti (ho scoperto poi che erano le lettere a famiglia e amici durante la sua assenza), sono alternati a testi di canzoni riferiti alle esperienze descritte (il libro contiene un CD che le raccoglie). Le canzoni sono precedute da una breve presentazione dell’autore, Davide Balbo, che ho pensato subito fosse stato anche lui a Belo Horizonte a visitare le Opere di Rosetta. Invece no, né lui né il curatore del volume (Claudio Caiata, padre di Maria Paola) ci sono mai stati. Devo fare un inciso: per abitudine io non leggo mai le introduzioni/presentazioni dei libri, temo che condizionino il mio giudizio; di fatto tutto è raccontato nelle due presentazioni ma io le ho lette solo alla fine. La domanda con cui ho iniziato questo scritto è quello che mi ha interrogato durante lo scorrere delle pagine perché il musicista autore delle canzoni è cieco dalla nascita e mi ha fatto “vedere” ciò che avevo “guardato” tante volte. Ciò che permette di cambiare piccoli pezzi di mondo è uno sguardo verso le persone e le cose che comunica quello stesso sguardo con cui siamo guardati istante dopo istante da Colui che ci ha voluto. Il nostro fare delle cose, dire delle parole, agire, cambiano la realtà solo se contemporaneamente cambiamo noi. Questo è accaduto ed accade a Rosetta, a Maria Paola, a suo padre e a tutti quelli che hanno “veduto” ciò a cui loro “guardavano”, dando vita a una catena di iniziative e condivisioni ben descritte nella presentazione di questo libro.

Mi tornano in mente le parole di don Luigi Giussani, maestro di Rosetta e di tanti di noi, parlando dell’incontro di Andrea e Giovanni con Gesù:

e andando a casa lo dissero alle loro mogli e ai loro figli, poi agli zii e ai nonni e così la cosa si dilatava. E passò poi a quelli che venivano dopo, come un fiume. E questo fiume, attraverso tanti tanti secoli, è arrivato fino a mia madre e da mia madre è arrivato a me e da me a te.

Non sono ancora passati secoli ma questo è l’unico motivo perché le Opere di Rosetta continuano: il metodo si trasmette con uno sguardo d’amore sulla realtà e per guardare così non servono gli occhi, ci vuole il cuore.