Non vedo l’ora di abbracciarlo

Questo bambino è quello che più mi ha fatto disperare, ma ovviamente anche quello a cui mi sono affezionata maggiormente.

Ogni giorno mancano dei bambini, la classe non è mai al completo e le maestre non vengono avvisate prima. La maggior parte delle volte non vengono a scuola perché i genitori si dimenticano di portarli, non differenziando la domenica dal lunedì, o perché non riescono a svegliarsi in tempo. Quindi la mattina non sai mai chi sarà presente.

Un mese fa iniziavo la giornata sperando che lui non ci fosse; oggi non vedo l’ora di riabbracciarlo.

Non mi è ancora stato possibile conoscere la sua storia; so solo dell’assenza del padre.

Quando sono arrivata ho visto solo un bambino di 5 anni iperaggressivo e irrispettoso verso compagni e adulti. Notando l’esasperazione giornaliera della maestra, avevo capito che era meglio lasciarlo stare. Non parlando nemmeno la sua lingua non potevo pretendere di riuscire a fare qualcosa, là dove da anni nessuno ce l’aveva fatta.

Il piccolo è conosciuto in tutto l’asilo, ed è il principale tema di discussione durante le riunioni degli educatori. Se lo guardi s’incazza, se tutti i bambini si siedono lui è l’unico che ancora gira per la classe, se gli dici di non fare o non prendere una cosa, lui sicuramente lo fa, se gli passi accanto ti tira un pugno, e ogni volta che bisogna uscire dall’aula per andare a mangiare (quindi ogni 3 ore) si nasconde sotto il tavolo. Ho girato alla larga per parecchio, stando maggiormente con i bambini che mi volevano.

Non so cosa mi abbia fatto avvicinare, ma è successo. Prenderli sulle gambe per fare il “cavallino” è una cosa che adorano, e vedendo gli altri compagni una volta lo ha voluto fare pure lui. Penso sia iniziata così. Ma rimaneva l’unico contatto e quando lo guardavo si incazzava comunque.

Un giorno l’ho trotterellato per 20 minuti senza pausa: le mie gambe soffrivano maledettamente, la mia bocca era diventata tutta secca a furia di cantare la canzoncina che accompagna il cavallino. Penso pure di essermi addormentata ad un certo punto, mentre gambe e voce continuavano a muoversi e a riprodursi per inerzia. Se l’avessi fatto scendere avrebbe probabilmente iniziato a picchiare i compagni. Inoltre eravamo così esausti da quella giornata che non potevamo permettercelo.

Poi, piano piano, quando mi vedeva seduta cominciava ad avvicinarsi, quando lo mettevo a letto non mi respingeva e quando gli sorridevo ogni tanto ricambiava.

Ora mi sveglio la mattina sperando di trovarlo già in classe al mio arrivo; una volta ho saltato la scuola e l’indomani, quando mi ha visto, mi è corso in braccio dicendomi di aver avuto “saudade” (malinconia). Passiamo intere giornate a giocare insieme nella maniera più tenera possibile, e quando lo abbraccio e gli do un bacio lui ricambia felice. Più gli mostro affetto e più lui me ne dà. Se lo sveglio dal riposino mi sorride (c’è solo un altro bambino, qui, che non si arrabbia quando è disturbato nel sonno).

Da una settimana, quando bisogna andare a mangiare viene addirittura senza troppe storie. Io non padroneggio la sua lingua a sufficienza e quindi non ho potuto mai sgridarlo.

Forse è stato proprio il metodo diverso che ci ha legato, ammansendolo.

Però ieri era arrabbiato con dei compagni e quindi con il mondo. Mi ha tirato un pugno, e dopo mi sono seduta di fronte a lui senza sgridarlo. Gli ho detto che quando voleva poteva chiedermi scusa e abbracciarmi invece di picchiarmi. Mi sono messa a conversare con il bambino alla mia destra quando ho sentito un “disculpe” molto sottovoce.

 

[Testo e foto di Maria Paola Caiata]