Il portone verde

Dal nostro balcone si vede tranquillamente nella casa accanto. Questa sera c’è stata una festa, che si è prolungata tranquillamente fino alle 3 del mattino. Alcool a fiumi e ragazze “molto esposte”. Niente che non si possa vedere anche da noi; tuttavia notavo la strana assenza di uomini; i pochi facevano la spola da una casa a quella di fronte alla nostra, che era silenziosa come mai. Siamo rimasti sul balcone parecchio ad ascoltare la musica, a ridere e a scherzare, commentando la festa nella maniera più discreta possibile, senza farci eccessivamente notare.

Osservando il via vai dal portone verde di fronte a noi, i nostri sospetti hanno poi trovato conferma: era in corso uno spaccio di droga. Se prima sembrava solo un’innocente festa adolescenziale, quando abbiamo visto alcuni ragazzi muoversi sospettosamente e con le tasche parecchio gonfie abbiamo ritenuto più opportuno rientrare. Alzandomi dalla sedia ho colto una capigliatura familiare. Era un bambino della mia classe. Ha solo 5 anni, catapultato in una festa a base di alcool, praticamente sesso e sicuramente droga. Non era l’unico piccolo: c’erano anche due neonati.

I primi anni di vita sono fondamentali per forgiare la personalità. Durante il giorno possiamo anche dare a questi bimbi tutto l’affetto del caso all’asilo, ma se questo è l’ambiente in cui vivono quando escono, tutto diventa complicato e le corrette scelte della vita ne usciranno compromesse.

L’altra sera a cena mi hanno raccontato alcune storie, molte di ragazzini ritrovatisi letteralmente a vivere in strada. Io non concepisco proprio come sia possibile anche per noi permettere queste cose. Non mi basta andarli a trovare, per poi compiangerli la sera. Certo, non si può aiutare chi non lo richiede – questo l’ho capito a mie spese – ma non si può nemmeno aspettare che bussino alla porta. Uno su cento lo fa e si salva, ma gli altri? Se sono lì a cercare il sonno per sopraffare la fame e tu li vedi, aiutali ora. Non piangerli domani. Va bene, molte persone non cercano un lavoro degno nemmeno nella loro situazione, ma non basta dire loro “Studia. Cerca un lavoro”. Prima accoglili, sfamali, fa loro ricordare il sapore e la bellezza della vita affinché poi abbiano una vera ragione per reagire.

[Testo e foto di Maria Paola Caiata]