Non è un luogo dove girare da sole

Susiane – la mamma – andava all’asilo da noi quando era piccola. A 10 anni ci fu un’aggressione in casa sua. Spararono all’impazzata e uccisero il compagno di sua madre, coinvolto in affari di droga. Susiane la mancarono per un pelo. Sua madre, terrorizzata, abbandonò la casa per spostarsi in un’altra favela, ma la bambina passava più tempo per strada che nella nuova baracca. Susiane visse circa un mese da Alane, che una volta la trovò che dormiva sul marciapiede davanti all’asilo.

Oggi, Susiane vive nella parte più povera: fuori dal quartiere, sotto l’autostrada, dietro la metropolitana e dopo la discarica. La stanza che vedete è tutta la sua casa. Queste specie di baracche si estendono per una lunghezza di 100 metri; sono attaccate tra loro e distanti un metro da quelle in faccia. I cani girano randagi in cerca di cibo; i bambini corrono scalzi e giocano con i vicini; le donne allattano e cucinano. Due dei pochi uomini rimasti nella via – che non hanno abbandonato le mogli e i figli – riparano i buchi nei muri; i ragazzi fumano erba e spacciano.

Non è un luogo dove girare da sole. Per scherzare mi hanno detto che i miei colleghi assistenti sociali non vogliono accogliere l’altro bambino all’asilo, quando crescerà, perché se solo lasci la madre incustodita per un attimo, la ritrovi di nuovo incinta. La madre di Susiane oggi vive anche lei in queste baracche.

[Testo e foto di Maria Paola Caiata]