Essere testimone

Condividiamo la testimonianza di Federica, una volontaria di Milano appena tornata dagli asili di Belo Horizonte, curati da Rosetta e i suoi collaboratori.

11143454_919367924752847_8522394348437470905_nMi chiamo Federica, sono italiana e sono arrivata qui in Brasile per la prima volta due settimane fa per fare la volontaria negli asili dell’Obras Educativas Padre Giussani.

Giorno dopo giorno, lavorando nel Berçario dell’asilo Etelvina, vivendo a casa di Rosetta e incontrando alcune famiglie che vivono in favelas, ho iniziato ad essere testimone e a sentirmi parte integrante di uno sguardo di misericordia, di bene, di attenzione e di cura da cui sono rimasta e sono ancora molto sorpresa e grata.

Prima di partire per venire qui, quando ero ancora in Italia, mi è capitato di sentire, durante una testimonianza, una ragazza che riportava una frase di Carròn che diceva più o meno così:

L’unico modo per non avere paura è guardare tutto con lo sguardo della vittoria di Cristo negli occhi e solo l’essere abbracciati lo permette.

Questa frase, per quanto mi avesse colpito molto, era rimasta astratta fino al mio arrivo qui in Brasile. Invece ora non posso più ripensare a queste parole senza avere in mente e nitidi nella memoria i giorni vissuti qui.

In particolare, ho chiaro il ricordo di alcuni volti. Penso a Rosetta, che in casa ha cura e attenzione per i bisogni di ognuna di noi volontarie e per cui, l’averci accolte in casa, è veramente un aver accolto noi come persone, ognuna con la sua storia, e non solo averci dato un posto dove mangiare e dormire. Penso alla maestra, al direttore e alle cuoche del mio asilo che ogni giorno mi fanno sentire accolta e a casa. Penso alle assistenti sociali dell’Etelvina con cui sono andata a far visita a famiglie di bambini che sono nella mia classe al Berçario. Mi ha fatto davvero commuovere come loro stanno con le famiglie, la compagnia che gli fanno e lo sguardo che hanno sulle loro difficoltà. Uno sguardo che non fa finta di niente di fronte alla casa che è sporca e fredda, ma che non permette che questa condizione temporanea sia l’ultimo giudizio su di loro come persone. Mi ha colpito vedere così evidente nelle assistenti sociali il desiderio di avere un’amicizia con questi genitori, di poterli aiutare a crescere e migliorare, prima di tutto facendogli compagnia. Invece a me istintivamente sarebbe venuta l’idea di provare a sistemare a livello pratico la situazione di indigenza.

Intuisco che è proprio uno sguardo diverso quello che ho notato qui e che può esistere solo se, a nostra volta, ci sentiamo amati e guardati così. Per questo motivo, sento meno astratta quella frase di Carròn: io non ho ancora fino in fondo capito quello che ho visto, ma non posso togliermi quei volti e quello sguardo dalla memoria.